Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica e poesia.
Poetarum Silva é un blog collettivo
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ogni membro é pertanto direttamente responsabile
delle proprie scelte di pubblicazione.
Il presente blog, inoltre, non é da ritenersi
testata giornalistica, fondando la sua attivitÃ
solo sulla libertà d'espressione creativa
che da sempre ha animato il progredire
del pensiero universale.
la redazione. __________
Il Suonatore Jones - Fabrizio De André


Nell'epicentro del silenzio
oltre le metamorfosi
degli dei tra nuvole,
nei letti di tabacco
posai
viscerale
contrazione del viso
e ti lasciai immaginare
seguendo me
l'atra parte di te,
in quella casta area fiorita
nel profondo
dei tuoi occhi
azzurro talamo
invocazione mia
sorda ai più,
che gridai per caso
al sentore
d'un sincero tuo battito
che creò scompiglio
sfiorando alla maniera dei barbari
oltre il pianificato moto
d'un vivere
già disegnato,
che mi fregia
di un solo tuo pensiero
quando sento
che mi sfiora d'alchimia
d'amore
in un tempo
di rose
senza tempo,
ed è lì,
in mezzo al tuo giardino
che soggiorna euforico
un sprazzo di verità
d'amore un Salmo,
che rintuzzi il fuco
delle stelle,
che convergano
sulla porta
alla fine del cielo,
dove attendo
che tu mi apra
anima celeste.
Che io sappia
non portano
in altri confini
le mie allusioni,
ma tienile in te
come se tenessi
di me
un bacio
di notte
un vuoto
quando ti prende
la mente
un viaggio
e poi un approdo
che s'arena
sfiorando
l'epicentro senso.
Vincenzo Iannarilli

un po' di sano rock elettronico oggi ...
cambio musica e mi sfogo!
Good night
Natàlia

Testo di "Kingdom":
Can you feel me coming?
Open the door, it's only me
I have that desperate feeling
And trouble is where I'm going to be
I know you hear me knocking
So open the door and set me free
If there's a kingdom beyond it all
Is there a God that loves us all
Do we believe in love at all?
I'm still pretending I'm not a fool
So in your infinite wisdom
You show me how this life should be
All your love and glory
Doesn't mean that much to me
If there's a kingdom beyond it all
Is there a God that loves us all
Do we believe in love at all?
I'm still pretending I'm not a foo
Traduzione di "Kingdom":
Mi senti arrivare?
Apri la porta, sono solo io
Ho quella sensazione di disperazione
E la preoccupazione è dove sto andando
Lo so che mi senti bussare
Quindi apri la porta e rendimi libero
Se c'è un regno dietro tutto ciò
cè un Dio che ci ama tutti?
Crediamo veramente e completamente nell'amore?
Sto ancora fingendo di non essere un pazzo
quindi nella tua infinita saggezza
mi mostri come dovrebbe essere la vita
tutto il tuo amore e la tua gloria
non significa molto per me
Se c'è un regno dietro tutto ciò
cè un Dio che ci ama tutti?
Crediamo veramente e completamente nell'amore?
Sto ancora fingendo di non essere un pazzo

Ferma la tua mano
legandola al dileggio
che costeggia audace
la fine di una poesia
e supplica
che essa parli di te,
d'amore e carezze,
di piume e voli
d'arei
sul cemento freddo
e sulla pietra dei ruderi
abitati dagli ulivi,
Se fossi radice
profonda
come sei,
se fossi baci nel vuoto
come sei,
se fossi grande minuta anima
come sei,
saresti dentro il mio petto
come sei.
Vincenzo Iannarilli

Uomo inchiodato alla tua croce
non piangi
preghi il Padre
che di noi abbia misericordia.
Tu che sei uomo
di carne e spirito
e lume di ragione,
esempio senza tempo di morale universale.
Non so credere alle storie di te narrate
in pagine antiche
di testi tramandati:
di tua madre piango il dolore di donna
che ha partorito nel dolore
per naturale istinto d’amore
e non credo nei miracoli
di moltiplicazioni di pani e pesci.
Di te io piango l’uomo
non il figlio divino
ed il messaggio d’umana grandezza
e d’infinita pietà per umili ed afflitti
lebbrosi e peccatori
persi nei meandri delle umane meschinità.
Figlio di uomo
carne, ossa e sangue,
di te non conosco lo sgomento
l’umana paura,
non so se hai amato
come uomo ama una donna
ma ti penso in questa notte di passione
solo
sulla tua croce
incoronato di spine
che rigano il volto di sanguigno sudore
nel freddo della sete che brucia il respiro
ed il costato ferito
da ignobile mano.
Non so pregarti uomo salvatore
ti piango stanotte
nella tua passione
per il genere umano
e la sua meschina fragilità,
per la tua lotta contro templi e farisei
per il tuo amore per gli ulivi
i semplici
i poveri
gli umili
i sofferenti.
Ti piango stanotte uomo sulla croce
solo nel tuo dignitoso soffrire,
la tua resurrezione è nel ricordo immortale
di uomo e sacrificio per infinito amore.
Natàlia

Se mi fosse concessa una seconda possibilità,
potessi riprendermi le ali
e quel dimenticato sapore di libertà
per viaggiare sospesa tra le nuvole
e tuffarmi nei colori dell’infinito
che intravedo quando chiudo gli occhi
in abbandono ad istanti di distacco terreno
e di assoluto armonico silenzio,
sì, allora, morirei adesso
per perdermi in pace con me stessa,
senza paure:
solo un trasalire d’immenso
in simbiosi con il tutto
e l’intimo spazio racchiuso nel mio corpo.
Non temo la morte dei diavoli
né le cadute da paradisi ultraterreni
senza scale a pioli
né appigli per frenare l’impatto al suolo.
Alle fiamme nelle viscere della terra
precipito ogni giorno
nella lenta agonia di questa vita
in cerca della chiave che apra questa cella
di luttuose assenze dell’anima
che emette stridulo suono
in carne soggetta all’impietoso tempo
di scadenze oggettive e mancati appuntamenti
che bruciano nei rimorsi e nei rimpianti
dei giorni perduti a bere rassegnati sorsi
d’amaro assenzio.

Marco è amico e poeta che con stile lineare ed apparentemente semplice riesce a scandagliare gli aspetti dell'io più profondo, ora giocosamente rincorrendo i ricordi dell'infanzia, ora rannicchiandosi in un angolo buio a riesaminare ed analizzare il vissuto, mettendosi sempre in discussione.
Invito i miei amici a conoscerlo meglio attraverso le sue poesie ed i suoi deliri in prosa...
Natàlia
I’m singing in the pain, di Marco Moresco
Tutto è iniziato attaccando un quadro al muro. Il martello calava sul chiodo forte e preciso, il metallo penetrava nel muro senza incertezze, già pregustavo il completarsi del panorama domestico. Mancava solo un colpo, un ultimo fottutissimo colpo, quando il gatto fa cadere un vaso dalla libreria. E’ stato un attimo.
La mente bisogna anche capirla, non può star dietro a tutto, ha le sue priorità, e l’imprevisto, in genere, passa avanti. E’ come a una festa, meglio tenere gli occhi addosso a chi non è stato invitato. Così mi volto di scatto per vedere cosa succede: il gatto è in fuga mentre i cocci del vaso schizzano in ogni direzione. Esplodo in un “Cazzooo!!”, mentre il martello, che per quella questione delle priorità è passato in secondo piano, raggiunge il pollice.
So bene quanto sono stonato, ma so anche quanto mi frustra esserlo. Sarà stato il cumulo di desideri canori inespressi, e forse anche il clima sanremese di quel fine febbraio, fatto stà che al martellamento del pollice non urlo ma canto, canto a squarciagola, senza volerlo e senza controllo. E non canto a caso, ma a tema, perlomeno col martello, e inizio anche ad agitarmi come Rita Pavone: “datemi un martello lo voglio dare in testa a chi non mi vaaaa, uffa che voglia ne hooooo, che voglia ne hooooo, che voglia ne hoooooooooo!!!”.
Un incubo. Da allora, di fronte a qualsiasi pena materiale, fisica e morale, parto con una canzone a tema, dovunque mi trovi, con chiunque mi trovi. In mezzo alla strada, col cappottino nuovo di cashmere devastato da un improvviso temporale, lanciando il ciuffo alla Gianni Morandi: “Scende la pioggia ma che faaaaa, crolla il mondo addosso a meeeeee!!!”. A un colloquio di lavoro, al rifiuto criptato “le facciamo sapere”, con la voce acuta alla Jannacci: “Vengo anch’io? No tu no. Vengo anch’io? No tu no. Vengo anch’io? No tu no. Ma perché? Perché no!!!!!!”.
A letto, non da solo, turbato da un’inattesa defaiance: “Se sei a terra non strisciare maiiii, se ti diranno sei finito, non ci credereeee, devi contare solo su di te, uno su mille ce la faaaa, ma quanto è dura la salitaaaa!!”. Al rifiuto di un aumento: “si può dareee di piùùùù!!!”. Davanti allo specchio, scrutando le prime rughe, il diradarsi dei capelli e le debordanti trippe: “non è facile guardare in faccia alla trasformazioneee, è il mio corpo che cambia nella forma e nel colore, è una strana sensazioneeee!!!”.
Cof, cof, cof… vi prego, vi prego, non fatemi soffrire, non ho più voce…
Marco Moresco, "Impollinaire"
http://impollinaire.wordpress.com/

Spettabile Consorzio Umano
ho preso luce in pieno boom
una mattina di maggio alle prime luci
dove il toro ascende il segno dei gemelli.
Ultimo di sei mi hanno acclamato in coro
ma a tavola non c’era spazio per dire nulla.
La prima a mancare fu la maestra
e a seguire gli antichi parenti
fino allo zio che ho visto steso nel letto.
Lo guardai come fosse il primo morto
mentre in realtà ne avevo fatti fuori parecchi
con la pistola di lego.
Venne poi la piccola giungla
e l’età delle fate da grandi
quelle che non ti fanno mangiare
e nemmeno dormire la notte.
E l’amico perduto per strada
gli anni spesi a sognare
e quelli caduti a precipizio
nel fondo più fondo.
E la risalita laboriosa e lenta
con l’angustia sempre di cadere.
Così mi ritrovo oggi
a chiedere assunzione a questo cospetto
che a volte mi pare ancora lontano
e forse tale resterà fino a quando
sarà tempo di porgere distinti saluti.
Marco Moresco, "Impollinaire"

Vino rosso che culla
musica dolce che porta
e solitudine di quella buona
che se vuoi c’è chi ti ascolta.
Prendo la prima nota che scende
e parto: mi tuffo nel mare lì accanto.
Corro nella prateria di posidonia
inciampo e chiedo scusa a una cernia.
La murena sinuosa mi spiega la strada
e civettuola se ne va spinneggiando.
Arriva un polpo e con le braccia
a raggiera fa segno di là.
Entro nel gorgo e inizio a girare
e tutto nel blu gira con me.
Mi perdo e forse è giusto così:
papà mi saluta
e con un sorriso dice va bene.
Il gorgo rallenta il blu schiarisce.
Prendo la prima nota che sale
il tempo di appoggiare il bicchiere
e riemergo sullo stesso divano.
Marco Morsco, "Impollinaire"
http://www.poesieracconti.it/community/utenti/marcomoresco/produzione