Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica e poesia.
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del pensiero universale.
la redazione. __________
Il Suonatore Jones - Fabrizio De André

Dove il respiro si nutre di colori pastello
e l’aria profuma di note armoniose
che risuonano d’essenze di bosco
e di ginepro e mandarino
lì fluttua l’anima mia in dimensione sospesa,
d’empirica esperienza non possiede carezza
ma passione l’arde e non si spegne
il suo fuoco ché puro spirito è l’essenza
che l'alimenta nel dolore dell’assenza.
Alterego

Se la vista di Dio
è il calco dell’intorno colorato,
le Sue mani
tutto ciò che è accerchiato
dai Suoi tratteggi naturali;
il Suo udito
melodie cantate
da echi di nostre emozioni;
il Suo olfatto
profumi delle stagioni
cangianti di mese in mese;
il Suo tatto
potere di gesti
modellanti le nostre percezioni;
il Suo gusto
tuoni e lampi,
brezze e uragani
dolci o amari
di ogni angolo della terra;
... il Suo cuore
metastasi e connubio
tra sogni dei nostri inconsci,
tra realtà delle nostre ragioni;
il Suo potere
giochi di dadi
tra destini del tempo;
le nostre vibrazioni...
così in mano al Suo caso
incommensurabile,
naturale...
accettare
il nume dei nostri corpi
attraverso
d’infinito specchiato
tra le pieghe dell’Eterno Nostro fluire...
.
.
Gloria D'Alessandro

Tu che di me fai preda
con i tuoi capelli
trappole dolcissime
per le mie dita.
Tu che mi rapisci
nel gorgo dei tuoi occhi
e mi fai cadere senza pace
nella tua anima bruciante.
Tu che mi accarezzi
con morbide labbra
e mi fai a pezzi
con il feroce morso.
Abbi pietà di questo
corpo inerme
e di quest'anima
che s'affanna
nella palude del desiderio.
Marco Moresco

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani e' gia' passato.
Alda Merini
...
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"

Non mi inginocchio davanti ad altari
rivestiti di tele e ricami
offerte di fedeli
a purificare di bianco candore
di sete e damaschi e ori
peccati terreni
misfatti
e umane meschinità.
Non sciolgo sulla mia amara lingua
ostie come carni divine
e non rinchiudo in portafogli
tra denari e scontrini
nòccioli di dattero come propizio feticcio
per prospero domani
né santini dalle mani insanguinate
di stimmate e dolori
per garantirmi la fede
ed alzarmi domani.
Templi e pagani riti reiterati
in riscritte vesti
a giustificare poteri
e contrabbandi di menti
con aldilà e timore di Dio
che imperfezione naturale
d’animale genere ha voluto
a pascolare in gregge
di iene a divorare la carne del più debole
che soggiace per malefica invenzione
del male al di fuori di creazione.
Mi inginocchio davanti a me stessa,
alla mia meschina natura nella Natura
ed essa prego che non infierisca
davanti allo scuotere delle onde sulla battigia
ed alle creazioni di umana creatura
in sua potenza d’arte.
Alla mente spaccata tra bestiale istinto
e razionale evoluzione
rivolgo disperato pianto e preghiera
che abbia pietà
dei cuccioli d’uomo
e non inchiodi alle croci
armando innocenti
come cani affamati per il combattimento
e galli bendati
da mani crudeli per ludibrio di scommessa
e due monete d’oro in tasca.
Natàlia