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Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica e poesia.

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giovedì, 22 gennaio 2009
speculo imaginario quarto
nataliacastaldi; poeti ospiti, teqnofobico; commenti (7)?

z11319268
non più vuoto pieno di nulla il tutto
né mai pieno vuoto di tutto il nulla
qual senza era la volta ora la culla
nido di doni a volta a volta frutto

di nuovo avvolto la copia in imago
d'arti o d'ali che articola di poco
in poco il frullo o il guizzo del fuoco
che fiocco pulsato e pulsante di vago

ritmo di vena che va e che viene e va
o velo di gelo libera mente
ecco disvela in vece che demente

moto immoto del né di qua né di là
finito l'infinito esser costrutto
senza costrutto sì ma non distrutto

Teqnofobico








sabato, 10 gennaio 2009
Ma Noé ...
nataliacastaldi; natàlia, enzo ranieri; commenti (6)?

Oggi rileggo un'attualissima poesia di mio nonno.

carta della terra santa

Quando accadrà che per furor divino
entro i gorghi terribili
scomparirai, o stirpe di Caino?

Piovve il decreto dalle somme sfere
e lo recò l'arcangelo:
- Tu, uomo, annegherai con l'altre fiere! -

Coprì l'oceano il monte; il fiore e il frutto
scomparvero nei vortici
distruggitori, e in nulla tornò il tutto.

***

Ma Noè su quell'Arca delirante
salvò un seme di lacrime
in ùn coi semi di tutt'altre piante ...

Enzo Ranieri








Soldier's poem
nataliacastaldi; natàlia, soldiers poem, il mistero della guerra; commenti (2)?

no_guerra_israele

Soldier’s poem

Throw it all away
Lets lose ourselves
Cause theres no one left for us to blame
Its a shame we're all dying
And do you think you deserve your freedom

How could you send us all far away from home
When you know damn well that this is all
I would still lay down my life for you

And do you think you deserve your freedom
No I dont think you do

Theres no justice in the world

Theres no justice in the world

And there never was

 

                                      The Muse (Black holes and revelations, 2006)

 

 

***

 

La poesia del soldato

 

Buttiamo via tutto
si, buttiamo via le nostre vite
perché non ci è rimasto più nessuno da biasimare
E' una vergogna: stiamo morendo tutti
e tu credi davvero di meritare questa libertà?

Come puoi mandarci così lontano da casa
quando sai dannatamente bene che questa sarà la nostra fine?
Io ti consegnerei ancora una volta la mia vita
ma tu pensi davvero di meritare questa libertà?


No, io non credo che la meriti

no, non credo che la meriti

E non c'è giustizia al mondo

no, non c'è giustizia in questo mondo

E mai c'è stata

                                         Trad. n.c.

***

Quando i ricchi si fanno la guerra sono i poveri che muoiono.
Jean Paul Sartre

***

La nascita e la morte rappresentano i due più affascinanti momenti dell’esistenza umana ed intorno ad essi, e per essi, ruota l’intera vita di ogni singolo individuo. Questi verrà al mondo nel parto, generato da un altro essere nel suo sacrificio di carne ed amore. Da questo momento in poi sarà attore di esistenza e domande sul principio, sullo scopo e sulla fine del suo vivere.

Ognuno di noi nel corso della propria vita cerca di trovare risposte plausibili alla morte che – normalmente – per prima sperimenta nella perdita dei propri cari, quasi come naturale preparazione alla propria stessa “fine”.

Alcuni individui ricercano le risposte a questi due misteri cardinali nella fede, altri nella ragione e nell’indagine scientifica, altri ancora nelle leggi proprie della natura e nel fatalismo ad essa correlato.

Ma de facto nessuno è mai pronto alla morte.

Nemmeno il suicida, nemmeno il disperato, desidera realmente la propria fine, paradossalmente se ne serve per fuggire alla vita che ama e disprezza nella sua non corrispondenza alle aspettative d’amore ch’egli nutre per essa.

Ma se difficile ed intimamente inaccettabile anche per il praticante cristiano, musulmano, buddista … che abbia goduto di una vita normalmente lunga e serena preparandosi al “trapasso” nella fede e nelle “risposte” che essa gli offre per affrontare il distacco dalla “vita”, quanto può essere inaccettabile, insopportabile ed intollerabile la fine per causa esterna al normale corso vitale di un individuo, per mano estranea, violenta e cruenta che vada a spezzare per ragioni di opportunità, convenienza, ricchezza, “colonialismo” o – semplicemente  -  per bieca malvagità fine a se stessa, la vita di un singolo o di un insieme di singoli individui?

Come possono fede o ragione dare delle risposte alle stragi, alle guerre (auto difensive, preventive, chimiche, intelligenti, atomiche, di liberazione, di ”pace”), agli abusi, alle violenze ed alle morti di tanti singoli individui che vivevano le loro vite come se fossero la cosa più preziosa della loro parentesi d’esistenza?

Come?

Eppure ai misteri fondamentali della nascita e della morte, dobbiamo ancora oggi associare il mistero della crudeltà dell’uomo verso l’uomo: il mistero della guerra.

“La pace non è una bandiera multicolore, una manifestazione di piazza tra canti e folklore, la pace è un’ideale sulla bocca d’un branco di iene.”

n.c.








martedì, 06 gennaio 2009
Riflessioni: la banalità del male - storia senza storie.
nataliacastaldi; inviti, natàlia; commenti (1)?

hands_schindler

le lumache urlanti

vi invitano ad una triplice lettura

della "banalità del male"

su filosofipercaso

a.f./n.c.