Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica e poesia.
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la redazione. __________
Il Suonatore Jones - Fabrizio De André

NO - il nostro NO urlato
a chi vorrebbe fare di tutta l'erba un "fascio" ...
Giù le mani dal 25 aprile!
Vi invito a leggere
la riflessione di Francesco Marotta
***
la democrazia (?) e la libertà (?) sono di tutti,
ma sono state conquistate dal sangue di uomini come mio nonno
ed appartiene a quegli uomini ed a quella memoria il 25 aprile.
Di tutti è il giorno libero, la scampagnata, la pagliacciata,
l'ideale è di chi sa dargli senso e significato storico ed etico.
natàlia
***

disegno di Paolo Castaldi
***
Epistola a mio nonno, un comunista

Moon, Mark Strand
Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears
between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page
where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known
into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised
at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page
close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.
Luna
Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare
lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente
lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso
dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni
al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina
chiudendo il libro, ancora sentendolo così com'era
quel sospendersi nella sua luce, quell'inatteso paradiso del suono.
trad. natàlia castaldi, 2009![]()

Vedevo i tuoi sguardi, sembravano persi nel filo conduttore di una vita anonima e ribelle.
Passavi distratto con il tempo in tasca che scandiva il ritmo costante del tuo passo fino a rallentare dinanzi alla fermata della 73 rossa, capolinea Linate.
Voltavi il viso abbassando lo sguardo. Ogni giorno: 06,30 - mai un minuto di ritardo.
Era il nostro rendez-vous, uno spazio sospeso di pensieri distratti dalla meccanica routine del mattino, che si poggiava sui mocassini di camoscio, sul cappotto color cammello.
Spiavo il colletto della tua camicia, nascosto dal maglione, spuntava appena: impeccabile, perfetto, inamidato.
[Non può essere una donna a stirare le sue camicie, non la sua donna. Troppo perfette, si sente l’odore di lavanderia, di lavaggio a secco, di vita asettica].
Il tempo rallentava nel respiro che cresceva in affanno, dietro la moviola del tuo viso, maturo, privo d’espressione, appena rivolto, appena reclinato.
Uno sguardo, l’aspettavo e fissavo l’attimo in cui i tuoi occhi mi avrebbero toccata.
Era come una scossa, un brivido d’apnea. Subito abbassavi lo sguardo come fosse stato tutto già compiuto.
Avrei voluto azzardare una parola, una scusa, ma abbassavi lo sguardo ed il tempo ricominciava a correre. Superata l’ultima gamba della pensilina scattavo in piedi: un movimento riflesso, incontrollato, come lo scatto dell’arto galvanizzato di una rana da laboratorio. Scattavo in piedi, sistemando i capelli, stizzita da quel passaggio senza senso, quotidiano.
Si ferma stridula nei freni la 73, rossa, capolinea Linate, anche oggi, come ieri.
Un respiro profondo prima di salire, Jasmine è già lì col suo solito sorriso, la solita divisa, la solita frase … “Pronta per volare?” …
[… Volare, volare … chissà poi dove? Linate-Fiumicino e ritorno in 8 ore … e non ho mai visto le sue mani … ].
Appoggio la fronte al finestrino appannato di respiri promiscuamente liberati, ti osservo voltare l’angolo: “anche oggi,… A domani”.
n.c.
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