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Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica e poesia.

Poetarum Silva é un blog collettivo

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delle proprie scelte di pubblicazione.

Il presente blog, inoltre, non é da ritenersi

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AnarchicA

AnarchicA

Numero Zero - Poetarum Silva



venerdì, 24 aprile 2009
Maledetta è la terra che non ha ricordi ...
nataliacastaldi; memoria, resistenza, 25 aprile; commenti (12)?








A chi vorrebbe fare di tutta l'erba un
nataliacastaldi; inviti, 25 aprile, natàlia; commenti (2)?

anarchica

NO - il nostro NO urlato

a chi vorrebbe fare di tutta l'erba un "fascio" ...

Giù le mani dal 25 aprile!

Vi invito a leggere

qui

la riflessione di Francesco Marotta

***

la democrazia (?) e la libertà (?) sono di tutti,

ma sono state conquistate dal sangue di uomini come mio nonno

ed appartiene a quegli uomini ed a quella memoria il 25 aprile.

Di tutti è il giorno libero, la scampagnata, la pagliacciata,

l'ideale è di chi sa dargli senso e significato storico ed etico.

natàlia

***

Paolo Castaldi

disegno di Paolo Castaldi

***

Epistola a mio nonno, un comunista

Se perdessi la capacità di soffermarmi
sulla possibilità di una fantasia nella vuota veridicità
del mio risveglio, allora smetteresti d’esistere
e questo mio scriverti avrebbe fine.
Seppure nella menzogna di una realtà che non soddisfa
ritorno a perdermi nelle fantastiche avventure che leggevo
quando ancora sapevo sperare.
 
Abbiamo perso gli ideali nel cammino
dei sogni di giustizia sociale
ed Enrico se n’è andato,
sì, avrei dovuto dirtelo prima,
anche lui se n’è andato.
La sua fronte era rigata di sudore, 
le vene gonfie di attese e parole:
nella piazza i pugni si sono aperti,
le vele rosse hanno perso il vento.
 
Mi sono addormentata sul divano stanotte
fissando una fabbrica di sogni d’acquistare a rate
mentre mi chiedevo dove sarai arrivato
e se nell’altro emisfero stai trovando quiete
o solo bugie d’esistenza.
Ma non temere per me,
mi vestirò di sogni domattina
partendo per un’avventura da timbrare
senza meta né certezze.
Silenziosamente attenderò una risposta
alle domande che non ti ho posto.
 
n.c.
 
***
 
La canzone delle primule rosse
 
In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dàlli alle fiamme
di questo stanco cammino.

Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell'animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.

Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalle torri
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.

Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte nel vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso
scagliato al cielo dei padri del pensiero.

Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
dei soprusi.

Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore,
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.
 
natàlia







giovedì, 23 aprile 2009
tradurre poesia: Mark Strand, Moon
nataliacastaldi; mark strand, moon, natàlia, tradurre poesia; commenti ?

m87

Moon, Mark Strand

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.



Luna

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente

lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso

dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni

al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina

chiudendo il libro, ancora sentendolo così com'era
quel sospendersi nella sua luce, quell'inatteso paradiso del suono.

trad. natàlia castaldi, 2009Copyright_svg








mercoledì, 22 aprile 2009
Il canto nel cerchio dell'acqua
nataliacastaldi; inviti, , natàlia, la dimora del tempo sospeso; commenti ?

luna e mandorli

stanotte sono felicissima di essere

qui

grazie infinite Reb Stein

natàlia








domenica, 19 aprile 2009
ripropongo un racconto: Fermata d'autobus
nataliacastaldi; racconti/narrativa, natàlia; commenti (6)?

antonioni_Vitti

Vedevo i tuoi sguardi, sembravano persi nel filo conduttore di una vita anonima e ribelle.

Passavi distratto con il tempo in tasca che scandiva il ritmo costante del tuo passo fino a rallentare dinanzi alla fermata della 73 rossa, capolinea Linate.

Voltavi il viso abbassando lo sguardo. Ogni giorno: 06,30 - mai un minuto di ritardo.

Era il nostro rendez-vous, uno spazio sospeso di pensieri distratti dalla meccanica routine del mattino, che si poggiava sui mocassini di camoscio, sul cappotto color cammello.

Spiavo il colletto della tua camicia, nascosto dal maglione, spuntava appena: impeccabile, perfetto, inamidato.

[Non può essere una donna a stirare le sue camicie, non la sua donna. Troppo perfette, si sente l’odore di lavanderia, di lavaggio a secco, di vita asettica].

Il tempo rallentava nel respiro che cresceva in affanno, dietro la moviola del tuo viso, maturo, privo d’espressione, appena rivolto, appena reclinato.

Uno sguardo, l’aspettavo e fissavo l’attimo in cui i tuoi occhi mi avrebbero toccata.

Era come una scossa, un brivido d’apnea. Subito abbassavi lo sguardo come fosse stato tutto già compiuto.

Avrei voluto azzardare una parola, una scusa, ma abbassavi lo sguardo ed il tempo ricominciava a correre. Superata l’ultima gamba della pensilina scattavo in piedi: un movimento riflesso, incontrollato, come lo scatto dell’arto galvanizzato di una rana da laboratorio. Scattavo in piedi, sistemando i capelli, stizzita da quel passaggio senza senso, quotidiano.

Si ferma stridula nei freni la 73, rossa, capolinea Linate, anche oggi, come ieri.

Un respiro profondo prima di salire, Jasmine è già lì col suo solito sorriso, la solita divisa, la solita frase … “Pronta per volare?”

[… Volare, volare … chissà poi dove? Linate-Fiumicino e ritorno in 8 ore … e non ho mai visto le sue mani … ].

Appoggio la fronte al finestrino appannato di respiri promiscuamente liberati, ti osservo voltare l’angolo: “anche oggi,… A domani”.

n.c.

già postato su http://filosofipercaso.splinder.com








lunedì, 06 aprile 2009
La cicala
nataliacastaldi; natàlia; commenti (4)?

ali
S’io fossi una cicala
frinirei le mie note
nel bramir d’ali e foglie.
Scivolando s’una goccia
nello stagno delle vertebre abbandonate
brandirei pagliuzze dorate.
Mozzando capi chini
di vergogne ossequianti,
sederéi mille battaglie
nel sangue dei codardi
e dei potenti
per riconquistarti il mondo
nel silenzio del mio canto.