Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica, Pittura, Fotografia e Arte in tutte le sue forme.
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La Redazione.
Sting - Lullaby To An Anxious Child

Quanto di noi stessi regaliamo al mondo? e quanto di ciò che resta viene lacerato? Vita come sabbia sottratta dal mare, silenziosamente, di notte, quando le parole del giorno cedono posto a sogni che vorremmo realizzare.
Sfumature di vita … tra le cui pieghe l’ombra si popola d’angeli e mostri che mai schiamazzano, non urlano e con le loro ali, solo qualche volta, ci sfiorano la faccia o un braccio, il petto … non potendo gridare dritto nei pensieri
Direte, dov’è il danno?
La risposta è nelle vite che celano la loro essenza in un Dolore, che a volte dura quanto i loro anni.
Incompreso dai passanti della vita, quel dolore, come cerbero, divora l’ingenuità alle cose del mondo: impedire che l’essenza si elevi al rango di potenza , questa è la sua missione.
Furto.
Si, un furto. Non evidente … consumato giornalmente, così come un pasto che si fa di corsa, senza assaporarlo, a cui ci si abitua, anestetizzati ai sapori.
Si consuma l’esistenza giocando, al pari dei perversi, ad essere insensatamente uguali, docili, soddisfatti ma solo all’apparenza … così che altri possano darci il consenso a respirare quando poi ci dimentichiamo comunque di farlo, troppo presi dall’ansia di aggrapparci alla natura primaria e primordiale della nostra identità, senza renderci conto che essa è già mutata durante il suo percorso … e come lo scopriremo appresso!
Meravigliose ed incomprese, quelle vite hanno un nome, un unico nome per tutte … le chiamano ‘Chronos’ ed hanno un segreto.
Di giorno celano il cuore in un’ombra, che - a scrutare - talvolta traspare sul volto e nella voce o nell’andare lento e ripetitivo di passi guardinghi e giorni uguali. Si chiamano per nome incontrandosi, sottovoce o urlando, ma l’ombra che li segue è una, la stessa … quella del Tempo piegato nel petto, dentro il cuore, dove è impossibile seguire il regolare andar della ragione.
Bilico, su un esiguo confine tracciato con sangue e sudore, desideri e lamenti, mai dichiarati, rassegnati piuttosto allo Spazio concesso…ad attender la notte, il silenzio, a riportar comunione tra enti, fratelli di notte, di giorno coltelli….
Eppure quel Tempo che in ogni uomo è straziato, piegato, comincia ad urlare arrancando la vita.
Rivendica amori, reclama gioie perdute, negate da lestofanti del profitto e ladri di virtù, diplomati d’immoralità, offesi della dolcezza che incontrano talvolta per loro condanna.
Tra la consapevolezza di un collettivo - in un ricorso perenne che garantisce l’unicità a tutela dell’evoluzione di tutti – …. tra tutti quelle urla destarono un Uomo , che si mise a cercare fin dall’inizio del mondo, ai confini del cuore, dietro le finestre di una casa, nel ricordo di parole perdute, nello sguardo di un amore incontrato per caso, perché nessuno deve essere solo in un mondo assassinato.
Non improvviso, si affacciava adesso alle coordinate aliene di un indefinito parallelo un uomo che lenì il Tempo trafitto e lo Spazio sottratto. Un nuovo tempo: Adesso. E spezzati i sigilli che lo tenevano costretto nelle pieghe del mondo, si dilata per restituire respiro ad un’anima bella che vuol farsi guardare dritto negli occhi, fin dentro il Destino.
Pose una mano in petto, l’indice sul cuore - il primo battito - era la voce del suo Amore!
“Dissolto fu il dolore, padre di nefaste cose
un mondo marcio è morto, senza la sua prole.
Resta un segno sul viso, memore del passato
ma non v’è traccia del sigillo tanto a lungo odiato.
Ti invocai un giorno: torna a ricordare
torna al tuo dolore per poterlo liberare!
Le labbra ora ha lasciato, bruciate dall’arsura
‘che una nera perfidia ha la stessa sua natura.
Ricorda anche, però, lieve e tenero é l’ Amore
lascia parlare quello! più potente del dolore.
In fondo … non ha che un piccolo difetto:
batte col Tempo, imperioso nel tuo petto”
Isabella Verdiana Di Tomassi

Molto di quello che appartiene ad un’anima spesso sta sul filo di una lama sottile sottile.
E mentre si cerca di far attenzione, il pericolo più grande che potremmo trovarci a fronteggiare spesso non ci sembra la perdita dell’equilibrio quanto la nascita di un terrore: l’ossessione di azioni e giorni tutti uguali.
Eppure tante anime son già cadute e tante vanno in picchiata libera all’interno di una stessa dimensione che non è uguale per tutti. Per quelle anime la ripetizione sarebbe già benedizione!
Questa dovrebbe essere l’unica paura: sapere che tra noi c’è qualcuno che vive nel distacco dalla vita come dovere di rassegnazione.
Una dimensione nella dimensione che molte anime occupano, dove le azioni ed i giorni non sono tutti uguali, dove anche svegliarsi la mattina non è un’azione solita, ma un’azione di coraggio, poiché a loro più che ad altri il mondo grida addosso senza sosta e quella è l’unica ripetizione di cui possono esser certi.
Spesso il sentire comune è solo un comune stato di agonia nell’affanno di sapere come siamo o chi siamo per gli altri. E se vedere nella ripetitività uno stato di disagio fosse solo una ‘tentazione’ che vorrebbe indurci a cambiare uno stato di cose che è già concessione di un miracolo?
In molti dispongono di certezze, mezzi e affetto…o di una illusoria certezza di essene in possesso… ma tanto basta. Non basta però per vederci una gioia!
Di tanto in tanto, si verificano occasioni fortunate, in cui può capitare di conoscere un cavaliere errante che tra le due dimensioni duella con i pensieri e tira di scherma con le parole - elargite con convinzione dal suo animo schivo – che sono pur sempre quelle conosciute da tutti, eppure, quand’egli ne dispone diversamente, ogni giorno, senza sosta - mentre ciò che scintilla non è solo l’armatura, ma l’anima sua - divengono qualcos’altro in una .… ebbene si, nella ripetizione dell’essenza (o dell’essenziale), dove però ripetizione diviene sinonimo di novità, poiché ogni loro nuova disposizione restituisce significati diversi per diversi sensi e stati di coscienza…. a colpir l’anima o la mente o addirittura … la vita.
Quel cavaliere sa, anche se di questo non fa mai parola, che non sono i giorni che replicano se stessi, ma l’essenza della vita ad esser sempre uguale, eppur diversa quando é nelle mani e sulla bocca di chi ne scrive e di chi legge.
Fiero deve essere che col suo talento, nel fare parola con le parole dei suoi tormenti - a volte annoiati, amati e finanche, di tanto in tanto, odiati - regala gocce allegre di rugiada, sulla vita che brucia, a chi non può, ne sa, scriverne o parlarne. E, chissà, quasi senza rendersene conto, prende tanti dei giorni di ognuno, tutti uguali e li plasma in forme diverse come bravo fabbro fa coi suoi metalli!
“Io ti attraverso nel momento in cui mi parli
e tu avvolgi me raccontandomi la vita”
Isabella Verdiana Di Tomassi

Nulla é 'mai' sepolto. Nulla é sepolto se non il cadavere di un essere umano che abbia finito la sua vita. Ciò che vive é sempre vitale anche se apparentemente privato dell’energia che gli appartiene.
Ciò che presumiamo sepolto é solo apparenza di sonno e morte, qualcosa che sembra dimenticato e pungola e tormenta e tende a risvegliare.
Suono di una piuma che si posò sul cuore,
una voce allora, nell’orecchio, sussurrò …
sembrò che di cose feroci volesse raccontare
e non per curiosità
io son rimasta …. ad ascoltare ….
Mi parlò di umani a cui strapparono le ali
in luoghi dove non era possibile volare,
mi parlò d’amore, di quando era fragile e acerbo
e che temprato s’era fatto forte e certo,
poi, ascoltai ancora mentre diceva :
d’esperienza non si deve sugger solo astuzia,
e nemmeno sibili che danno strano sonno ….
e nonostante così non fosse mai andata,
le suole delle scarpe s’attaccarono alla pece della vita.
La gran folla di giudizi e di parole
cominciò ad urlare e ad impedire al sole
di trovar la strada per il cuore del suo amore
e ancora e ancora e ancora, senza sosta.
Continuai ad ascoltare imbarazzata
dalla densa sostanza che si era avviluppata
dalle suole alle mie gambe,
per trattenermi a terra dove le miserie sono tante.
Fu allora che sentii il dolore delle ali
mentre ad altri venivano strappate,
scarnificate dalla sede, sanguinanti nella presa,
senza pietas assassinate dove non c’era resa.
A terra, ormai schiacciata non da gravità
bensì da quell’offesa,
afferrai con lesta mossa conoscenza
dal primo sussurro alla comprensione
… ed ero me, ero vera ….
non attendevo immobile la sera.
Compresi che non offendendo l’insolenza ottusa
evitavo di assassinare il tempo a mia disposizione
e lo usai a ricucir le ali ad ogni schiena
e con caparbietà arpionata alla vita
risanavo così un po’ la mia ferita …
Ancora oggi ascolto tutte le stagioni della ragionevolezza e, tutte … da quando ho vita, … tutte le ricordo ...
Ragionevolezza, seme gettato nella terra, calpestato e schiacciato dalla cecità che crede di vedere …
Un giorno, all’improvviso, dopo che le lacrime si erano trasformate in pioggia senza che ad alcuno ne fosse venuto un seppur minimo raffreddore, mentre viaggiavo attraverso la vita, piegai la testa all’indietro, chiusi gli occhi e immaginai come sarebbe stato essere viva.
Dolore era il nome e tal che fosse non se ne dava pace.
Guardai la ragione mentre riapriva gli occhi e mi disse che percepivano un colore.
Fame.
Era fame di vita e Ragione voluttuosa la nutriva con nera rabbia dalla sua ferita.
Isabella Verdiana Di Tomassi
