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sabato, 07 novembre 2009
La nera novella - stralci
PoetarumSilva; alda merini, la nera novella; commenti (1)?

PORTRAITS_Alda_Merini

Io sono rimasta la stessa donna, un po' enfatica e molto credulona, amo il quieto vivere e un certo tipo di tranquillità. Però, penso che in qualsiasi momento un serpente stranamente innocuo possa tagliare in due le nostre ferite. Non so da dove possa sbucare un serpente o che cosa sia il sibilo della paura e del malconsiglio. so che la gente quando non capisce inventa e questo è molto pericoloso.

***

Il delitto perfetto non si vede, ma si sente. Si sente nelle viscere, nelle calamità dei giorni, nella scomparsa improvvisa di amici e parenti, che si comportano esattamente come quando ero in manicomio: non si facevano vedere, per vergogna, per umiltà o perché non gliene importava niente della tua morte. In manicomio si moriva; per esempio non c'era niente in manicomio che facesse pensare a una casa, era tutto straordinariamente essenziale, inutile e propagandava l'ospedale.
Il manicomio é come un enorme balzo all'indietro, é la rivelazione di una cattiveria inenarrabile di cui tu straordinariamente ti senti autore. E come fai a essere autore se sei vittima?
Non so quanti libri ho scritto, quante poesie, e continuano a chiedermene, come se la mia mente non avesse bisogno di un naturale svago, come se la catena di montaggio non finisse più. Sono nauseata, schifata.
Mi sono vista sgusciare via dalle mani degli amori incredibili, bellissimi, pieni di poesia, per colpa di queste viziose case editrici che vogliono il peccato mortale del denaro. Forse il manicomio si apre per questo, perché il vero peccato mortale per gli uomini é la libertà. E quando uno, come me, vuol vivere in qualche modo, o sentirsi bene in qualsiasi modo, non ha una causa coerente, non ha un guadagno sicuro, allora é colpevole.
Se poi é straordinariamente innocente, diventa doppiamente colpevole.
S poi é una bella donna, diventa l'oggetto d'invidia di tutte le paranze che ormeggiano fuori casa, e se sei un bell'uomo dicono che tu hai attentato alla loro verginità. Balle.
In fondo il manicomio é la casa di Nazaret, dove non c'é niente di niente, ma paglia da imballaggio e asini e somari. Però, piuttosto che niente, va bene anche la paglia. Infatti i nostri non erano letti ma pagliericci.
Quando mi dicono che la mia casa é in disordine, e lo é (la sovraccarico di roba), non immaginano che ho provato il peggio e quindi me ne strafrego dell'ordine e del disordine. L'essenziale é avere un tetto. Ma che tipo di tetto? Sul nostro tetto non viaggiavano gli operai come su casa mia. Non ci molestava nessuno, anzi, ci ignoravano del tutto, e questo era per loro un grande ossequio alla malattia mentale, che voleva dire un grande menefreghismo. Tanto che io non parlavo più.
Ho imparato a parlare anni dopo, col tempo, ma mi hanno subito rubato le parle di bocca e si sono magiati anche quelle. Così finirò con una battuta che mi disse un'infermiera: "Lei non ci ha mai detto in tanti anni che scriveva". Io le ho risposto: "Perché non ero matta".
siamo usciti dal manicomio dopo dodici anni, al manicomio ci tenevano puliti. Allora poi siamo usciti, ci siamo sporcati con la terra, ci siamo cosparsi il volto ed il corpo, perché per dodici anni eravamo vissuti al chiuso e al pulito, sognando di poter toccare le rose, l'erba. Usciti dal cancello non ci potevamo credere. Eravamo di nuovo liberi di vivere sporchi. E quando mi dicono che sono disordinata, e lo sono, non sanno che io ho visto il peggio e sono sopravvissuta.

Alda Merini, da "La nera novella" - ed. Rizzoli romanzo.







sabato, 26 aprile 2008
Evaluna71; alda merini, poeti ospiti; commenti (6)?

acqua, lavami lavami, piangi per me

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo
amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani e' gia' passato.

Alda Merini


...

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"








lunedì, 11 febbraio 2008
glodalessandro; alda merini; commenti (6)?

Se la morte

fosse un vivere quieto,

un bel lasciarsi andare,

un’acqua purissima e

delicata

o deliberazione di un ventre,

io mi sarei già uccisa.

Ma poiché la morte è

muraglia,

dolore, ostinazione

violenta,

io magicamente resisto.

Che tu mi copra di insulti,

di pedate, di baci, di

abbandoni,

che tu mi lasci e poi ritorni

senza un perché

o senza variare di senso

nel largo delle mie

ginocchia,

a me non importa

perché tu mi fai vivere,

perché mi ripari da quel

gorgo

di inaudita dolcezza,

da quel miele tumefatto

e impreciso

che è la morte di ogni poeta.

                               Alda Merini

 








sabato, 29 dicembre 2007
da "Clinica dell'abbandono", Alda Merini
Evaluna71; alda merini; commenti (4)?

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.








da "La Terra Santa" 1983, Alda Merini
Evaluna71; alda merini; commenti (2)?

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.