Litblog di Poesia contemporanea, Autori Inediti, Poeti senza tempo, Musica, Pittura, Fotografia e Arte in tutte le sue forme.
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La Redazione.
DEDICATO AI VERSI DI Savina Dolores Massa
Lisa Gerrard - Paikea Legend

foto: "Strada" di Lorenzo Amante
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Attraversando Blanchot
E’ la nostra inesistenza ad accoglierci nella lontananza.
Cosa avrei fatto Maurice senza la tua assenza, senza la tua fascinazione gentile, senza le tue pagine bianche che hanno assolto così spesso le mie.
Giustificarsi è cercare a posteriori la trama di un riscatto.
Ti penso Maurice e credo di averlo fatto sempre per guadagnarci innocenza, perché anche quando sentivo il tuo stesso freddo era sempre un prezzo piccolo, un fin lì dove potevo arrivare.
E io che credevo che scegliere fosse soltanto concludersi, rimanevo sempre in bilico tra l’accettazione e il lamento, con tutto quel tempo che credevo di avere per il libro a venire … quell’altrove Maurice a cui non ci si destina ma vi si precipita.
E anche adesso che tutto lo spazio è il sommario di solitudini a fari spenti, vorrei essere più a Parigi per rimanerti più vicino, ma forse è un artificio dei vorrei prestarsi per proteggersi.
Tu mandami a dire di questo silenzio che è un lusso, di questo silenzio altrettanto che non vuole ragioni.
Ti cercavo Maurice perché volevo accadere senza essere storia, ti ho trovato per descrivermi, ti ho inseguito per attendermi, e ancora ti incontro a una riga vuota da qui, dove ogni quello è un questo da rifare, dove si rimane intrappolati in un’inutilità essenziale, e chissà perché sei sempre al principio di ogni frase incompiuta.
Che poi è pure vero che scrivere è il movimento della morte, il tentativo raffazzonato di rispondere agli interrogativi del silenzio.
Ero già con gli anni avanti quando ho incontrato i tuoi altrimenti, in quel tempo dei giorni deboli dove serve esser più forti.
Venire da è più importante che andare verso, e noi che non siamo pieni d’avvenire ci apriamo al deserto, quel deserto che è solo ospite dell’eccesso di sabbia in granelli.
E’ qui il tuo posto, qui, come quello di Fernando seduto verso il fondo, dove ci si scopre frequentati e l’abisso più profondo è quello di un dio che tace.
E’ qui il tuo posto, in tutto il sonno delle parole da fare, dove fare non è per dire, ma per ascoltare.
Alessandro Assiri
articolo apparso su tellusfolio in altro titolo

è solo terra che comincia
dove non arrivano i piedi
sei più giovane di qualche mai
e io ho due ore di te
per pensare l'altrimenti
"scrivere sotto la sorveglianza del disastro"
Maurice Blanchot

Perche se abbiamo un debito lo abbiamo con le tue manie, con i tuoi capricci, lo abbiamo in quegli spazi dove non si celebra e dove per sempre in ogni primavera ti faremo gli auguri.
Se adesso parlare è più facile, sarà perchè abbiamo verso di te qualche responsabilità in meno." L'io è un altro" diceva Rimbaud che non amavi, ma chi come noi scrive per non smarrirsi nel mutamento, sa che chi ti abitava era una moltitudine responsabile verso le parole e verso la tragedia in cui le stesse trascinano.
un abbraccio Alda
alessandro