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venerdì, 06 novembre 2009
La purezza dell'eros - Ana Rossetti
PoetarumSilva; poesia erotica, ana rossetti, tradurre poesia; commenti (2)?

la purezza dell'eros

la purezza dell'eros

Quando si parla di poesia erotica e di letteratura erotica in genere, ci si spinge entro una sfera emotiva e sentimentale di “confine”. Varcando la soglia dell’erotismo l’arte della parola scritta (come l’arte figurativa: pittura, fotografia, cinema, …) si plasma in forme e colori fondendo onirismo, reale e surreale in magica esplosione sensuale … la difficoltà sta nel non oltrepassare quella sottile linea di demarcazione del buon gusto e della delicatezza dell’arte se-duttiva, mantenendo sempre alta la tensione del desiderium anche nella sua più esplicita descrizione, demarcando quindi il territorio della ricerca e dell’aspirazione al piacere come massima espressione estetica dell’eros, inteso come mutuo dono di sé all’altro e nell’altro, ben diverso dalla gratuita esposizione d’un atto meccanico e rispondente ad un bisogno individuale di "svuotamento" ripetitivo e tipico della produzione pornografica, troppo spesso erroneamente confusa con l’erotismo in senso lato.

La produzione erotica nell’arte è la massima espressione dell’amore che vive consapevolmente, pienamente – talora con gioia, altre volte con struggimento – la maturità del proprio istinto e della propria aspirazione all’incarnarsi in un unicum pisco-fisico nell’altro, in modo assolutamente scevro dalla mera sessualità che – a dirla Freudianamente – risponderebbe alla necessità, all’impulso strettamente fisiologico di “scaricamento” – ma che altresì si nutre del desiderium nel suo senso più originale, ovvero quale “mancanza” e, quindi, anelito alla fusione completa della materia-corpo e spirito nel e con l’amato/a, visto come soggetto-oggetto erotico com-partecipe dell’atto amoroso che si concretizza ed esplicita nell’amplexus o nel desiderio d’esso ed ad esso legato.

Goethe: “sol chi strugge segreta ansia d’amore, sa tutto il mio dolore” …

Ed è spesso l’amato/a irraggiungibile che fa bramare, accendendo il desiderio, alimentando idealmente l’aspirazione del non fruibile, del non godibile … ed in questo estendersi senza fine, nell’allungare le braccia all’ “oltre”, riscopriamo il dono intimo dell’Io all’altro da ed in Sé, e l’amore, il suo soggiogarci come “entità superiore” e a noi determinante, sembra ricondurci all’antica leggenda della mela, della creatura originaria, unico essere plasmato di due metà, una maschile e l’altra femminile. Così gli amanti sono l’unità spezzata, divisa, che si cerca, si allunga in passione, ossessione, brama, desiderio e, anche, gelosia.

Ana Rossetti

Ana Rossetti

Ana Rossetti

Ana Rossetti nasce nel 1950 a San Fernando, Cadice, scrittrice ed attrice d’opere teatrali, é una degli autori contemporanei più amati di Spagna. Sin da giovanissima partecipò e diede vita al movimento culturale studentesco “la movida” di cui è considerata ispiratrice per la natura dissacrante dei suoi disinibiti testi, in netta opposizione agli strascichi culturali del franchismo e dell’Opus Dei. Considerata musa ispiratrice da Pedro Almodovar nel suo cinema di colori, passioni, odori di “movida”, la Rossetti si è distinta per la grande varietà di stili e per l’accurata ricerca creativa, affermandosi come poeta, narratrice e saggista. Tra le sue raccolte poetiche spiccano Los devaneos de Erato (1980), Indicios vehementes (1985), Yesterday (1988) e Punto Umbrío (1996). Per Devozionario (1985) ha ricevuto il Premio Internacional de Poesía Rey Juan Carlos I. Suo ultimo libro é La ordenación (raccolta retrospettiva, 1980-2004). Autrice di altrettanta prosa, vale la pena ricordare Plumas de España (1988), Alevosías (1991, che le valse il premio La Sonrisa Vertical per la letteratura erotica), Una mano de santos (1997), El antagonista (1999). Nel 2001 ha riunito in un unica raccolta tutti i suoi racconti nell’opera Recuento. Cuentos Completos. E’ stata di recente insignita della Medaglia d’argento d’Andalusia quale riconoscimento per la vasta e variegata produzione artistica.

La Poesia di Ana Rossetti dissacra l’immagine passiva della donna amata-amante, conferendole un ruolo primario e di regia nella se-duzione e nell’atto d’amore. In lei, erotismo, estetismo e ricerca linguistica si fondono dando vita ad una poetica aperta, chiara, narrativa e lirica al contempo, in cui la parola vuole essere pennellata descrittiva che dice senza suggerire. I principali temi da lei trattati sono la ricerca estetica del piacere sensuale da un lato, ed il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza dall’altro, con una vena di nostalgia ed attenzione alle sensazioni che il ricordo di quegli anni di scoperta di sé nel mondo, ed attraverso il mondo delle cose e degli adulti, opera nella formazione dell’individuo. Ed il suo occhio cade e si rivolge, con una vena forte e nello stesso tempo malinconica, verso l’età della curiosità e della metamorfosi adolescenziale che raccoglie e fonde armonicamente malizia ed ingenuità nel mistero di sé, da svelare con occhi attenti e curiosi sempre sorretti e sospinti dal magico soffio della fantasia.

 

“El cuento no sirve para apartar a los niños de la realidad,

sino que es un arma para interpretar la realidad”

“Le favole non servono ad allontanare i bambini dalla realtà,

bensì per dar loro un’arma perché la possano interpretare”

Ana Rossetti.

natàliacastaldi

Inconfesiones, Ana Rossetti

Es tan adorable introducirme
en su lecho, y que mi mano viajera
descanse, entre sus piernas, descuidada,
y al desenvainar la columna tersa
-su cimera encarnada y jugosa
tendrá el sabor de las fresas, picante-
presenciar la inesperada expresión
de su anatomía que no sabe usar,
mostrarle el sonrosado engarce
al indeciso dedo, mientras en pérfidas
y precisas dosis se le administra audacia.
Es adorable pervertir
a un muchacho, extraerle del vientre
virginal esa rugiente ternura
tan parecida al estertor final
de un agonizante, que es imposible
no irlo matando mientras eyacula.

Inconfessabile

È talmente delizioso introdurmi
nel suo letto, mentre la mia mano errante
riposa, abbandonata, tra le sue gambe,
e sguainando la colonna tersa
- il suo cimiero rosso e sugoso
avrà il sapore delle fragole, piccante -
presenziare all’inaspettata espressione
dell’anatomia che ancora non sa usare,
mostrargli l’arrossata incastonatura
all’indeciso dito, mentre in perfide
e precise dosi gli si somministra audacia.
È delizioso iniziare
un ragazzo, estrargli dal ventre
verginale quella ruggente tenerezza
tanto simile al rantolo finale
di un agonizzante, che è impossibile
non condurlo a sfinirsi mentre eiacula.

Trad. n.c., 2008

*

Incitación, Ana Rossetti

Escapémonos, huyamos a los cómplices
días de la niñez. Perdámonos inermes
por los intensos vértigos de la piel insabida.
Confundidos, al no encontrar los nombres
para tanto esplendor, inventaremos fórmulas
de un idioma secreto : como antes.
Extraviémonos por la gran pesadilla
de la noche. En los negros pasillos
del horror insistamos hasta que el fiel desmayo
- dobladas las rodillas- nos socorra.
Ven. Miremos por toda bocallave
que enciende algo prohibido,
gravemente matemos mariposas vidriadas,
pisoteemos seda, desgarremos la gasa
que nubla las magnolias,
y la desobediencia sea privilegio nuestro.

Istigazione

Scappiamo, fuggiamo verso i complici
giorni dell’infanzia. Perdiamoci inermi
nelle intense vertigini della pelle ancora incerta.
Confusi, non trovando parole
per tanto stupore, daremo alle cose nuovi nomi
in una lingua segreta: come allora.
Perdiamoci nel grande incubo
della notte. Nei neri corridoi
dell’orrore proseguiamo fino a che non ci colga
-piegati sulle ginocchia- il fedele svenimento.
Vieni. Guardiamo in ogni serratura
che si apra a qualcosa di proibito,
con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro,
imbrattiamo la seta, strappiamo il tulle
che vela le magnolie,
e la disobbedienza sia nostro privilegio.

Trad. n.c., 2009

 

.









venerdì, 12 settembre 2008
dedicato ad Ana Rossetti
Evaluna71; poeti ospiti, natàlia, pepe rosso, ana rossetti; commenti (4)?

Ana Rossetti

Ana Rossetti


Spagnola, libera ed intelligente, nasce nel 1950 a San Fernando, Cadice.
E' una degli autori contemporanei più amati di Spagna, scrittrice di testi teatrali, sin da giovanissima partecipò e diede vita al movimento culturale studentesco "la movida" di cui è considerata ispiratrice per la natura dissacrante dei suoi disinibiti testi, in opposizione agli strascichi culturali del franchismo e dell'Opus Dei.
Sarà poi elevata a musa ispiratrice da Pedro Almodovar nel suo cinema di colori, passioni, odori di "movida".
Per me, l'eros in versi.
Natàlia 
.
Ci fu un tempo ...
**********

Ci fu un tempo,
tempo dell’invenzione e dell’errore,
in cui la solitudine era uno splendido e spaventoso
esilio, dove si cospirava contro la lezione che non
si voleva apprendere e si spiava il mistero che si voleva
estorcere.
Era una grotta umida che recingeva la luce delle felci,
era l’angolo dei castighi dove lacrime velate
innalzavano, finalmente, la loro sovranità,
era l’incubo che aleggiava imprigionato in un’alcova
sconosciuta,
o un cuore raggomitolato nel suo nascondiglio che tramava
appuntamenti con vendette, trasgressioni e segreti illeciti.
Era un tempo d’infanzia e la solitudine accendeva il suo
bengala dietro allo scudo impenetrabile del silenzio.
E il punto ombroso dove si riparava era solo un
magico rifugio per il suo caparbio e glorioso bagliore.
 
II
 
Ci fu un tempo in cui l'amore era un
intruso temuto e anelato.
Uno sfiorare furtivo, premeditato, rielaborato nel corso
d’insopportabili veglie.
Una confessione audace e confusa, corretta mille
volte, che mai sarebbe giunta a una fine.
Un’incessante e tirannica inquietudine.
Un galoppare fulmineo del cuore ingovernabile.
Un continuo lottare contro la spietata infallibilità
degli specchi.
Un’intima difficoltà per distinguere l’angoscia dal giubilo.
Era un tempo adolescente e impreciso,
il tempo dell’amore senza nome, quasi senza volto, che vagava,
come un bacio promesso,
lungo il punto più ombroso della scala.
 
III
 
Ci fu un tempo in cui il tempo non
era fluire:
era una treccia di sabbia che costantemente si pettinava.
I suoi tre capi si intrecciavano, si univano tra loro
distinti e inseparabili.
Niente si posponeva.
Niente si anteponeva: era un tempo
predestinato da un singolare decreto, un’elica
ruotante, che si confondeva in una ruota brillante e
invisibile.
Non era un’età né una condizione, ma il tempo senza
tempo della felicità perfetta. Dell’accordo.
Dell’immobile e smisurata durata dell’estasi.
Era un punto unico e misterioso in cui confluiva il
tempo della memoria, della profezia e degli angeli.
***
Ana Rossetti