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mercoledì, 13 agosto 2008
Un'isola Tropicale
argeniogiuliana; racconti/narrativa, poeti ospiti, argenio giuliana; commenti (6)?

audrey


Per lei sarebbe stato più sensato emigrare in un paese tropicale, travestita da Audrey Hepuburn,  in attesa di un destino altrettanto fatale, ma più caldo.

Sarebbe stata una strategia perfetta per Giulia. Era l’unica novità del suo presente, l’essere passata dalla tattica alla strategia.

<Si dice che la tattica è tutto quello che si può mettere in pratica quando si ha molto da perdere; della strategia che è quel che rimane da fare, quando si ha già perso tutto> .

 

Sua madre non aveva smesso di rimproverarla in quegli anni, per la sua follia. Le diceva in continuazione che cosa mai si potesse aspettare da un uomo che aveva la metà dei suoi anni. E sua madre aveva concepito l’assurdo progetto di parlare con lui, di chiedergli di lasciarla in pace quella sua figlia, irrimediabilmente persa in un amore senza via d’uscita.

 

Anche gli occhi del marito di Giulia, avevano intuito. Aveva scelto dapprima la via del silenzio, poi se n’era andato su due piedi.

-E’ il modo più sincero, onesto in cui si può vivere, per se stessi e per gli altri. Agisco di conseguenza Giulia-.

 

I rischi che si corrono in queste storie d’amore rubate all’interno di storie legalizzate, vanno accettate in tutto e con tutto.

Giulia aveva agito con rapidità, forse troppa, in questo calcolo non era stata molto intelligente. Lo sguardo di suo marito era stato eloquente mentre si chiudeva la porta alle spalle.

 

Affondata la zattera che avrebbe dovuta condurla in un mondo nuovo, rimaneva sola a considerare che non esisteva chiave per essere onesti con le persone che ti amano. Patteggiare l’affetto che provava per Andrea con lo sballo che le dava Marco, era stato perfettamente inutile: Giulia aveva bisogno sempre di far coincidere, a qualsiasi costo, il sogno con la realtà.

Si era inventata un cast, dirigendo nel film una situazione squilibrata e l’illusione di sentirsi consolata, forse amata passionalmente, l’aveva condotta in quella scena finale: spariti entrambi i due uomini. Marco era fuggito per vigliaccheria, per una forma di prudenza che l’aveva investito improvvisamente, dopo il colloquio con la madre di Giulia.

Andrea se n’era andato nella scena finale di quel film inquietante, per via di una serie di coincidenze sorprendenti.

Mondano, distinto, saggio e abbastanza ermetico e programmato, si era concesso un ragionevole lasco di tempo per riflettere sul loro matrimonio, prima di gettare la spugna.

 

-Cerca di ricomporre la tua vita dall’alba fino al tramonto, Giulia, per tutti gli anni che ti restano da vivere-

aveva detto Andrea costringendola a una capacità di autoinganno che la aiutasse finchè lui se ne andava. Del resto tra la sentenza e l’esecuzione, passa un minuto nel quale si condensa la pietà alla rabbia, il perdono al bisogno di vendetta.

La decadenza per Giulia si sarebbe compiuta nel giro di un decennio, lo specchio le avrebbe rimandato un’immagine decrepita e, più in là, i dottori l’avrebbero braccata come si fa solo con i corpi vinti in attesa della sentenza finale.

-Te l’avevo detto- continuava ad uscire dalla bocca di sua madre, già atterrata in quella spiaggia senza palme che è la vecchiaia.

La felicità temporanea con Marco se n’era andata in silenzio, vigliaccamente, senza spiegazioni.

Giulia, senza il marito, era divenuta una figura di donna avvenente e fragile, sottoposta alle crudeli regole del mercato.

-Se avessi tanti soldi, Giulia,  comprerei un’enorme residenza, ci circonderemmo di domestici. Io potrei interpretare la parte di Antony Perkins in “Aimez-vous Brahms” e tu saresti Ingrid Bergaman, l’affascinante violoncellista. –

-Nemmeno ora puoi impegnarti con le parole? Non hai nulla da dirmi in cui possa credere almeno come essere umano?-

 

Rifiutò perfino l’abbraccio di Giulia e si chiuse in bagno prima di andarsene definitivamente, a guardare allo specchio la faccia di un cretino che aveva appena salvato se stesso, condannando lei a non vivere più nessuna altra vita.

 

Prima di uscire, finse di non notare che lei chiedeva un ultimo bacio.

 

Giulia era l’unica protagonista della storia capace di starsene in silenzio a sgranare l’anima. Gli istanti sarebbero diventati fiori seccati tra le pagine della sua memoria.

 Per lei sarebbe stato più sensato emigrare in un paese tropicale, travestita da Audrey Hepuburn  in attesa di un destino altrettanto fatale, ma più caldo.

Sarebbe stata una strategia perfetta per Giulia. Era l’unica novità del suo presente, l’essere passata dalla tattica alla strategia.

<Si dice che la tattica è tutto quello che si può mettere in pratica quando si ha molto da perdere; della strategia che è quel che rimane da fare, quando si ha già perso tutto>

Un giorno  scopri che nell’errore di “un incontro” , un errore che include anche te, tuo marito e il ragazzo con gli occhiali patito della poesia e della letteratura incapace di amarti se non glielo chiedevi, se n’è  andato. E con lui hai perso tutto quello che avevi.

 Giuliana Argenio








venerdì, 15 febbraio 2008
Sono
argeniogiuliana; argenio giuliana; commenti (5)?

Magritte, Gli amantiMagritte, Gli amanti

Sono
in una libreria smembrata
nelle maniche troppo lunghe di una tua camicia bianca
nel ricordo ovattato d'emozioni mai chiarite

Sono
nell'incontro di una sera
nella data di un lutto.

Sono

un amore che
 non ha più ali per volare.

Giuliana Argenio