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lunedì, 03 agosto 2009

- ... -
Sporcami ancòra le
parole
imbrattate dai tuoi giorni,
in questa corsa
senza tempo e senza bivi:
fuori é aria buona
d'un imbrunire appena fresco.
domenica, 26 luglio 2009
niente può essere originale, l'originale è nelle nubi stesse, poi il resto lo fanno gli autori che parlano delle solite cose, ognuno con le proprie parole, la propria sensibilità.
***
Le nuvole sono un mistero evaporato dal mare
si dipingono in mille losche figure quando il cielo s'ingrigisce
in presagio oscuro della fine
Si dipingono di rosa come la carezza d’una madre
sulle gote fresche di una primavera in fasce
Le nuvole …
Puoi trovarle scontate se compri in un discount a rate
te le mettono anche sotto sale
o in liquidazione
prima di chiudere la prossima saracinesca
Le nuvole ...
Le guarda il barbone che ha perso tutto
per quel suo fare il salmone
in compagnia delle allucinazioni d’una molotov in bottiglia
Le osserva il predestinato ad un giorno
infame andando a lavorare in una fabbrica senza respirare
ed il contadino che cura la sua messe
tra preghiere, santini e peones giornalieri
E le osserva anche Dio
che non si spiega
come tanta magia di perfezione
possa ancora starci qui ad osservare.
La meraviglia della quotidianità che si fa arte, bagliore di conoscenza e comprensione come per un bambino la fantasia che nasce dalla pura osservazione del mondo ancora da scoprire.
Charles Simic rende poesia la trivialità dei gesti coniugali, dei rumori più comuni e degli umori vitali.
sabato, 11 luglio 2009

Femmina
Nella naturalezza
della mia nudità, nei nei,
nelle efelidi e nei vezzi quotidiani,
nelle bionde chiome e nelle mie caverne,
nell'attimo del risveglio e nel caffè d'orzo,
ti dono il mio essere femmina,
senza pudore.

Aurora
Libeccio d’ansiose membra
giace restio nell’ora del desio.
Permangono dipinte le ore
nel sogno d’agonie d’amanti
in lenzuola disfatte
e percorsi controluce.
S’affannano in gemiti
d’allodole bianche
nei riflessi di cristalli
ove pallide si specchiano
le morbide forme
abbandonate
ai sospiri della carne.
Auree si levano
nelle carezze d’una improvvisa Aurora.
mercoledì, 08 luglio 2009
È inutile come il mattino
dopo un sonno senza riposo
rincorrere l’ombra d’un sentiero di cipressi lividi
infilando perline ad una collana spezzata
intorno al collo della negligenza.
Succube di parole morte nella notte senza afa
la fede spezzata in un crocicchio di quesiti
senza attese si deforma
nello specchio di mille maschere di zucchero e sale.
***
Se la luce è trasparenza a cosa serve questa patina dorata?
***
In bianco e nero amo guardare il vero delle cose
nel grigio smorto delle nebbie al camminare
degli scarponi antinfortunio detratti a rate
dallo stipendio aziendale.
***
Alle cinque cantava la sirena il richiamo delle anime
trascinanti corpi che evaporavano odori di letto e figli.
Seduta a studiare diritto internazionale
la osservavo passare in fretta e sognavo un avvenire
che mi facesse ricordare il suo nome,
ma una mano scrisse una legge, poi perì nel sangue.
***
Nessuna luce ancòra dal mio balcone è degna
dei colori del reale
***
Si mischiano le pelli dei sottopagati nel sudore appeso
a mezz’aria dal suolo senza funi né ripari.
Cartellini da timbrare con contratto interinale
e domani un nuovo mestiere per bestiario
di pretese.
***
La preghiera del padre si disegna agli angoli d’una bocca da sfamare
nei crampi d’uno stomaco vuoto d’amore
che brama leccornie da consumare in fretta
per mondare gli interstizi dei denti dagli avanzi di fragole mature,
lievi come il mulinare del vento per un marinaio nato in camicia
che mille lidi attraversa sempre appeso alla sua rammendata tela
che perde il tempo dalle toppe dei suoi miseri inganni.
mercoledì, 17 giugno 2009

James Douglas Morrison
Una rockstar? un narciso autodistruttivo dedito all’eccesso … o, semplicemente, un poeta?
mercoledì, 27 maggio 2009

Valentine - di Carol Ann Duffy
Not a red rose or a satin heart.
I give you an onion.
It is a moon wrapped in brown paper.
It promises light
like the careful undressing of love.
Here.
It will blind you with tears
like a lover.
It will make your reflection
a wobbling photo of grief.
I am trying to be truthful.
Not a cute card or a kissogram.
I give you an onion.
Its fierce kiss will stay on your lips,
possessive and faithful
as we are,
for as long as we are.
Take it.
Its platinum loops shrink to a wedding-ring,
if you like.
Lethal.
Its scent will cling to your fingers,
cling to your knife.
***
Valentine
Non una rosa rossa o un cuore di satin.
Ma una cipolla.
Una luna avvolta in carta marrone.
E’ una promessa di luce
come il cauto denudarsi dell’amore.
Ecco, tieni.
Ti colmerà gli occhi di lacrime
come un’amante.
Farà della tua immagine
una foto vibrante di pianto.
Cerco di essere vera.
Non un biglietto carino o un baciogramma.
Io ti do una cipolla.
Fiero il suo bacio ti vestirà le labbra,
possessivo e fedele
come siamo noi,
per tutto il tempo in cui saremo noi.
Prendila.
I suoi cerchi di platino ti cingono in anello nuziale,
se lo vuoi.
Letale.
Il suo profumo si attaccherà alle tue dita,
al tuo coltello.
trad. natàlia castaldi, 2009
***
l'amore è aspro come una cipolla
"io cerco di essere vera" dice la poetessa alla sua amante, non ti prometto rose odorose, né vita semplice
il nostro è un amore difficile, che ti riempirà di dolore
ma ti cingerà le dita come i cerchi saldi ed avvolgenti di una cipolla in un anello di fede,
se lo vuoi ...
il suo acre spirito ti resterà sulle dita
e sul tuo coltello
sarà la tua ferita e la tua cura, ma sarà vita vera.
a scrivere è una donna omosessuale ed è un messaggio d'amore tra i più veri e belli che abbia mai letto.
n.c.
mercoledì, 13 maggio 2009
Incitación, Ana Rossetti
Escapémonos, huyamos a los cómplices
días de la niñez. Perdámonos inermes
por los intensos vértigos de la piel insabida.
Confundidos, al no encontrar los nombres
para tanto esplendor, inventaremos fórmulas
de un idioma secreto : como antes.
Extraviémonos por la gran pesadilla
de la noche. En los negros pasillos
del horror insistamos hasta que el fiel desmayo
- dobladas las rodillas- nos socorra.
Ven. Miremos por toda bocallave
que enciende algo prohibido,
gravemente matemos mariposas vidriadas,
pisoteemos seda, desgarremos la gasa
que nubla las magnolias,
y la desobediencia sea privilegio nuestro.
Istigazione
Scappiamo, fuggiamo verso i complici
giorni dell'infanzia. Perdiamoci inermi
nelle intense vertigini della pelle ancora acerba.
Confusi, non trovando parole
per tanto stupore, daremo alle cose nuovi nomi
in una lingua segreta: come allora.
Perdiamoci nel grande incubo
della notte. Nei neri corridoi
dell'orrore proseguiamo fino a che non ci colga
-piegati sulle ginocchia- il fedele svenimento.
Vieni. Guardiamo in ogni serratura
che si apra a qualcosa di proibito,
con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro,
imbrattiamo la seta, strappiamo il tulle
che vela le magnolie,
e la disobbedienza sia nostro privilegio.
Trad. natàlia castaldi, 2009
venerdì, 24 aprile 2009

NO - il nostro NO urlato
a chi vorrebbe fare di tutta l'erba un "fascio" ...
Giù le mani dal 25 aprile!
Vi invito a leggere
qui
la riflessione di Francesco Marotta
***
la democrazia (?) e la libertà (?) sono di tutti,
ma sono state conquistate dal sangue di uomini come mio nonno
ed appartiene a quegli uomini ed a quella memoria il 25 aprile.
Di tutti è il giorno libero, la scampagnata, la pagliacciata,
l'ideale è di chi sa dargli senso e significato storico ed etico.
natàlia
***

disegno di Paolo Castaldi
***
Epistola a mio nonno, un comunista
Se perdessi la capacità di soffermarmi
sulla possibilità di una fantasia nella vuota veridicità
del mio risveglio, allora smetteresti d’esistere
e questo mio scriverti avrebbe fine.
Seppure nella menzogna di una realtà che non soddisfa
ritorno a perdermi nelle fantastiche avventure che leggevo
quando ancora sapevo sperare.
Abbiamo perso gli ideali nel cammino
dei sogni di giustizia sociale
ed Enrico se n’è andato,
sì, avrei dovuto dirtelo prima,
anche lui se n’è andato.
La sua fronte era rigata di sudore,
le vene gonfie di attese e parole:
nella piazza i pugni si sono aperti,
le vele rosse hanno perso il vento.
Mi sono addormentata sul divano stanotte
fissando una fabbrica di sogni d’acquistare a rate
mentre mi chiedevo dove sarai arrivato
e se nell’altro emisfero stai trovando quiete
o solo bugie d’esistenza.
Ma non temere per me,
mi vestirò di sogni domattina
partendo per un’avventura da timbrare
senza meta né certezze.
Silenziosamente attenderò una risposta
alle domande che non ti ho posto.
n.c.
***
La canzone delle primule rosse
In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dàlli alle fiamme
di questo stanco cammino.
Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell'animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.
Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalle torri
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.
Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte nel vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso
scagliato al cielo dei padri del pensiero.
Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
dei soprusi.
Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore,
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.
natàlia
giovedì, 23 aprile 2009

Moon, Mark Strand
Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears
between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page
where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known
into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised
at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page
close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.
Luna
Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare
lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente
lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso
dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni
al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina
chiudendo il libro, ancora sentendolo così com'era
quel sospendersi nella sua luce, quell'inatteso paradiso del suono.
trad. natàlia castaldi, 2009